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venerdì 30 gennaio 2015

Ho ucciso Taffy


31.01.2015 Ho ucciso Taffy

Taffy è morto. Insomma, era ora, stucchevole il nome, stucchevole la padrona e la storiella della loro reciproca compagnia. Se c'è una cosa che la mia materia m'insegna è che i segni vanno colti, e quale segno più plateale se non il tanto odiato gatto che si affeziona all'aula in cui studio. Ho dovuto aspettare il momento opportuno, Alison veniva a riprenderselo o a portargli da mangiare ogni volta.
Ma con un po' di pazienza l'ho spuntata e tra le mie mani diventate bianche per lo sforzo, il tenero Taffy ha smesso di respirare. Ti ho regalato lo sguardo puro dei morti Taffy, due fori assenti da cui guarda solo Yeshua.

Mi ha riportato i ricordi della mia infanzia, quando uccidevo piccoli animali selvatici o gatti per il puro gusto di farlo... Eppure ero così piccolo e con la testa così poco a posto... Una follia lucida è forse peggio della consueta follia generata dal male che ti rende una pedina di un disegno più grande? Mio fratello era forse più dignitoso di me, per il semplice fatto d'essere ammalato senza accorgersene? Lui è felice... o adesso, a distanza di anni... sarà come me? No. Impossibile.

Infine non mi è rimasto che attendere l'arrivo di Alison per la cena di Taffy... non sono pienamente soddisfatto della mia recitazione, buone le lacrime, ma i tempi... no, non ci siamo, penso non se la sia bevuta del tutto... E la parte in cui mi sono preso a schiaffi da solo, forse troppo enfatica. Ma d'altronde che il gatto stesse già male sono parole sue.
In fondo è stato un atto di carità, come quella volta che Sofia mi chiese di uccidere quel gatto  agonizzante sul ciglio della Main Street, ricordo ancora l'improvvisa e piacevole sensazione delle carni spapolate sotto la suola della mia scarpa.
Ma Taffy no, ho dovuto farlo sembrare naturale, non potevo schiacciarlo o cose simili. Pazienza.
Alison dimenticherà tutto questo e se non lo dimenticherà peggio per lei. Se mi ignora, godo del suo doloroso silenzio, se si arrabbia sarò soddisfatto di averla trascinata di un altro piccolo gradino più in basso. Comunque vada vinco. Ed è quasi noioso.

Ora sono abbastanza ispirato per parlare con Ayden. Bisogna trovare le parole buone per lui, è il mio compito come studioso, gli ho promesso che avrei riordinato i miei pensieri... e l'ho fatto.
Quell'uomo mi terrorizza, perché come me mostra meno di quanto dice. Tomas Versis, recentemente riapparso per farmi gelare il sangue è fastidioso nella sua spocchia e nel suo parlare e agire viscido. Ma questo Ayden... Se non fosse arrivato Versis tutto sarebbe rimasto sul piano accademico, per quanto le richieste che ho fatto a Thackery riguardassero i suoi intimi pensieri, tutto era votato all'indagine dell'occulto e dell'impalpabile.
Ma ora Ayden ha visto che tra me e quell'altro non scorre buon sangue e tutto scavalcherà quella confortevole area accademica per riversarsi sul personale. Non posso permetterlo, o forse dovrei giocarlo a mio vantaggio... un modo ci sarà... un modo c'è sempre... anche quando soffro vinco... allora perché continuo a sentirmi così terrorizzato e vigliacco?

L'ultima volta che Guilford mi ha dato un pugno mi sono rifiutato di andare a chiedere l'aiuto di Camille... sapevo bene che si sarebbe prima o poi presentata l'occasione per pugnalare ancora una volta lui e Winry col dolce veleno della parola... In bocca miele, in cuore fiele.
Ma adesso? Dovrei scrivere alla mia Lady? Chiedere il suo aiuto? Sono certo che toglierebbe Versis di mezzo in un attimo, soprattutto ora che non serve più a niente e che è ridotto, come merita, a fare lo sguattero. Cosa non darei per vederlo leccare i miei piedi sudati. Stupido idiota, mediocre e inferiore.

Tanti, troppi pensieri... non mi fanno bene. No. Sto fermo a guardare il centro dell'Aula Incognito dove poco fa ho lasciato raccogliere a Alison il cadavere del suo migliore amico. Ancora penso alle mie mani attorno alla sua gola e per la seconda volta oggi ripenso a mio fratello Elliot, a quella sera prima di partire da casa e lasciarmi tutto indietro, quando le mie mani erano sul suo collo, lui mi guardava, come sempre assente, non si sarebbe ribellato, avrei liberato sia lui che i nostri genitori, avrei fatto l'ultima grazia prima di scomparire... Ma mi è mancato il coraggio. Sono cambiato? Si... ora come ora lo ucciderei. Sono assetato.

L'ebrezza della lussuria, il desiderio e la morte, sono le ultime intime avventure che mi rimangono in questa vita fatta da limiti imposti dalla materia. E la morte, è un po' troppo definitiva. Capisco che non c'è ragione di fare niente, se nessuno mi guarda.

mercoledì 21 gennaio 2015

Sangue Fresco


6.12.2014 Sangue Fresco
La tradizione è nell'aria, le feste natalizie sono nell'aria, gli allocchi di Laddington escono un po' di più dalle loro tane, sono come i rintocchi delle campane: puntuali, ma senza fede.

Da parte mia forse stavo meglio prima, teste di cavallo recise, la natura che muore, erano argomenti più divertenti, e sentire l'ansia e lo smarrimento della gente attorno in modo più evidente era... più interessante.

Sarà per questo che ho ricominciato a masturbarmi più spesso.
Non c'è niente di casuale, mai. E io l'ho notato... quando questa città è più calma io sono più agitato, i miei pensieri più oscuri, più assetati.
E... ho fatto qualche nuovo taglio sotto la pancia, vicino all'inguine... ormai tra cicatrici antiche e recenti posso quasi unirle e fare dei disegni.
Si, la mia mente malata questa mattina ha partorito questo: fare dei disegni con le tracce delle mie cicatrici.

Ma non l'ho fatto. Ho scritto invece, o almeno ho cominciato... Alcuni segni dei tagli si prestavano particolarmente e così ho unito fino a comporre ALI_ N , la s è un segno difficile, ma tra qualche tempo verrà fuori e il nome sarà completo, nella mia mente la costellazione è chiara, c'è Dahlia, c'è Winry, c'è Sofia, quest'ultima partecipe di alcune tra le fantasie più nere mai realizzata dal mio cervello. C'è un che di triste e malinconico nel masturbarsi pensando a una persona che non c'è più... Ma non è male.

Nessun nome è ancora completo, i taglietti che mi sono fatto attorno al pube sono tanti, ma non ancora abbastanza e non posso farmeli tutti in una volta, rischierebbero di aprirsi come al Red Light qualche mese fa.

A proposito di cicatrici... ho visto con piacere quella sul petto di Winry l'altra sera all'inaugurazione delle terme del Red. Mi sono sentito esaltato e compiaciuto, quella cicatrice è merito mio, è il mio marchio su di lei, è il risultato della manipolazione di una mente sempliciotta, per lei un passo importante, segno indelebile, per me solo il ricordo di una serata divertente.
Mi sento forte, godo, "puttana Murphy, puttana Bradley" mormoro sottovoce e vengo per la terza volta nella mattinata.

Rilassato, osservo il mio lavoro, tra sangue e seme, giacio inerme e solo il respiro striscia in me come un'ombra scalpitante.

Accade però un fatto strano... Mentre osservo il mio operato... Li, all'attacatura dell'asta, poco sopra, in bella mostra, al centro, le cicatrici compongono quasi da sole un nome che non emergeva alla mente da molto tempo... Devo solo fare una piccola modifica, prendo il coltello e stringendo i denti scavo nella pelle un piccolo segmento che collega la M finale...

TIM

Quanto è bello Timothy, penso... una bellezza non scontata, non delicata, opposto a me. Tutto succede molto velocemente: prendo in fretta e furia le scartofie, non ci metto molto a trovare una sua vecchia missiva in cui si parlava di isolamento e di amicizia, mi manca quasi il respiro, le energie sono polvere, ma non demordo, mi masturbo furiosamente, col corpo tutto in tensione e pensieri dolcissimi nella testa, mi ricordo la sua mano che asciuga le sue lacrime in carrozza, il suo sguardo penetrante che svela il mio gioco, la frustrazione e l'impotenza davanti alla sua sagacia, la mano ruvida e forte che mi accarezza i capelli e mi rivolge parole che si disperdono tra la rassicurazione e la minaccia. Che strano ricordo lontano, che godimento spudorato.

Vengo per la quarta volta nella mattinata, mi brucia tutto, il membro, le ferite, la testa, gli occhi. Provo tanto amore e tanta rabbia, ancora una volta troppo concentrato su me stesso, ma evito di analizzare, devo disinfettare le cicatrici nuove, il sangue fresco che scorre fuori dalla pelle bianca.

Metodico, passo il resto del mattino a riordinare tutto, pulire il sangue, riporre la corrispondenza, riordinare questo diario. Passare tra le mani quella scaglia di Luccio che mi fu donata proprio da Timothy... e a bassa voce, con devozione, sospirare:

"Grazie per questo bel momento, amico mio"

Alison


9.11.2014 Alison

Mentre il folletto dispettoso che saltella nel mio cervello gioca scherzetti a Lavander... Un'altra interessante figura è emersa tra le nebbie di questa città... Ella ha sembianze delicate e taglienti, un'aura di manierismo vetusto è adagiato come uno scialle sul suo corpo e lo muove come burattinaio molto più scaltro che viscerale. Alison sa muoversi nel mondo e nasconde alla perfezione la parte di lei che non accetta il mondo.

Alison, nuovi brividi e nuovi contrasti, il nuovo gioco interessante, il nuovo stimolo che squarcia la noia. La prima cosa che mi ha colpito è la sua risolutezza nell'essere invadente e prendersi qualsiasi informazione voglia sul conto degli altri, non è come le altre donne, non sfrutta soltanto il pettegolezzo, cosa normalissima, lei ci aggiunge il senso di ricerca accademico, e da questo strano intreccio ne viene fuori una rete-barriera che le lascia esplorare il mondo.

Vecchi presagi, stessi interrogatori di una volta, ho lasciato cadere davanti a lei i soliti dettagli più insignificanti... L'ansia, la mano sinistra, quei piccoli vecchi trucchetti che tanto urtano la sensibilità altrui, soprattutto quella delle donne. Loro si sentono intelligenti quando pensano di essere tra le poche ad aver notato l'ombra del demone tra le ciocche dei miei capelli biondi o dietro i miei occhi tremanti. Mi sembra di sentirlo strisciare sul mio collo il suo orgoglio tracotante, il suo bisogno di rendersi utile, quella ricerca di un essere che ti faccia dimenticare l'angoscia... sentirsi apprezzata, indispensabile, importante.

Distrarla... fino al momento opportuno. Ho sentito una diceria dei contadini secondo cui il vitello deve essere ucciso senza che se ne accorga, o la paura gli farà il sangue cattivo.
Credevo di essere inetto, ma quanti vitelli ho pugnalato... con la mia asta, con la lingua, con le parole che sono veleno. E nessuna di loro, ha mai visto prima la lama.
Eppure voglio saperne di più, la curiosità che brucierà il mio inferno in terra porta il suo nome adesso... Alison... Non vi è rosa senza spine, e più bianca è la facciata, più nero è il cuore che vi marcisce dietro. Io lo so... anche lei lo sa... E si continua la danza silenziosa dell'immaginario.
Magari userò qualcuno... magari replicherò i vecchi scherzi e ne inventerò di nuovi. Desidero incatenarla a me. Lei che osa distinguersi senza ammetterlo, lei che intriga i miei sensi e le mie perversioni più buie ancora una volta. Lei che rappresenza il mondo comune, la gente insipiente che mi disconosce e schernisce ogni volta che incrocia il mio sguardo...

...Ma mi son detto, tu Emery, non rinunciare a capire il mondo, solo perché il mondo non comprende una parte di te stesso....

...Ma questa mia parte è tutto.

Emery Cullen, parli ancora come un bambino.

Spettri


15.9.2014 Spettri
Laddington il mio veleno, la città migliore, più bella e più intensa in cui sia mai stato, ma è il mio veleno, forse proprio perché la mia indole melodrammatica non è portata o non crede di poter stare "meglio" ... Sento che la fine è vicina, ma non è la prima volta che lo sento quindi non so in realtà niente...

La verità è che non ho mai pensato tanto al suicidio come in questo periodo. La verità è che gli unici piccoli spasmi di vita che mi capita di avvertire ovattati sottopelle sono i sussurri erotici di Camille Lancaster e delle sue perdute, gli ammonimenti velati d'ansia e saggezza di Miss Sybilla Hall... il dolore empatico di Winry, le mia unghia che tirano la pelle sulle croste delle vecchie cicatrici... tutte piccole cose, cose sporadiche, che mi fanno sentire vivo, una forma corrotta di vita.

Ho finito davvero le lacrime? Come è possibile? Perché non c'è fine al dolore dell'apatia? Preferirei non ci fosse fine al dolore... i giochi di potere che s'intravvedono nella foschia del perbenismo quotidiano, i giochi che mi erano invisibili al mio arrivo e che ora si delineano (non ultima la catastrofe sociale di Lord Humphry) mi hanno fatto capire che le persone ricercano i loro sogni e desideri nella buona e nella cattiva fede.

Ma che fine farò io che non agisco né nell'una né nell'altra? Il mio agire è soltanto caos e cattiveria gratuita, non è l'equilibrio ineluttabile di cui parla Miss Hall e non è il fine intrigo e la sottigliezza della Lancaster... sono un ibrido, un malvagio errore del mondo, capace di pensare al male senza le sue regole portanti... Mi sento solo... nulla mi corrisponde, i miei atteggiamenti peggiori sono tutti tornati... l'acqua, la mia mano sinistra, i tremori involontari... sono passati dalla simulazione della debolezza alla vera debolezza senza quasi nemmeno accogermente.

Non posso farmi vedere in queste condizioni, è inaccettabile, se qualcuno capisse che per davvero in me c'è qualcosa che non va, che la mia testa per davvero talvolta non funziona bene... sarà la fine...

Meglio morire che finire sul Lad Journal o alla radio... Questa insensatezza deve trovare la sua fine. Mi suiciderò. Si.

C'è un solo non trascurabile problema che vi si oppone: Sono il verme più viscido e vigliacco che sia mai esistito a questo mondo. I miei atti non saranno mai tragici, la vera tragedia, sarà, temo, il non morire. Non come vorrei.

Perso nel Tempo


26.3.2014 Perso nel tempo


A questo porta tanta solitudine, isolarsi e pensare, sovrastato dagli accadimenti di una sensibilità profonda, tutto il passato mi si riversa contro. Ripenso a tutto dal mio arrivo in questa città, un forestiero dai modi schivi, miti, sospetti nella bontà e nell'educazione, percepito con ambiguità dai forestieri arrivati nel mio stesso periodo, e dai residenti che hanno puntato su di me i loro occhi diffidenti fin dal primo giorno.

Arrivo a Laddington con la fine dell'estate, e forse nulla nei piani di Yeshua accade per caso, perché sono io stesso la fine di quell'estate, almeno lo sono per l'estate della mia vita. Gli incontri, le persone di questi luoghi hanno rotto qualcosa dentro di me. Non sarò mai più lo stesso... già, ma quale stesso? Alcuni hanno spesso ripetuto di vedere due diversi Emery Cullen, di averne conosciuti due soli, ma se sfoglio le pagine di questo diario, mi sembra di vederne cinque, sei, forse sette, e questo mi procura un violento timore.

Ancora una volta la noia, la pace, la tranquillità non riesco a trovarle e quando non sono io a cercare i guai, i guai cercano me. Sfortuna? O ha ragione la mia mestra? Mi sono affacciato troppe volte all'oscurità e adesso l'oscurità mi cerca, mi ha notato, ha preso dalle mie mani la chiave per rientrare in questa città... ma se il mio giudizio deve essere lucido, le mie mani non sono le sole a dispensare quelle chiavi e ad aprire quelle porte... Vedo così tanto scoraggiamento, ansia, rabbia e paura nelle persone... ma è consolazione molto magra.

Caos, malinconia, buio e solitudine, una fievole luce di speranza alle mie spalle, ma continuo la mia discesa imperitura nelle tenebre e ci sono sempre nuovi livelli, finché non toccherò il fondo e sempre più giù... come sempre attratto da questo genere di cose, dal baratro, dalle ferite che sanguinano, e tutto ciò che tocco diventa

Esercizio di Fortificazione I


28.02.2014 Esercizio di Fortificazione I
Come quando ero piccolo, facevo gli esercizi, non esercizi di scuola... esercizi diversi...
Mamma mi diceva "Stupido Cullen!" La gente mi dice: "Porco di uno scozzese" “Buono a nulla” “Verme” "Imbecille” “Moccioso” ”Porco” “Carogna” “Essere Vuoto” “Piccolo merdoso”. Quando sentivo queste parole, il mio volto diventava rosso, gli occhi bruciavano, e le ginocchia tremavano. Non volevo più arrossire né tremare, volevo abituarmi alle ingiurie e alle parole che feriscono. Mi sistemavo davanti allo specchio e mi dicevo le parole più atroci. A volte lo faccio tuttora, Continuo finché le parole non entrano più nel cervello, non entrano nemmeno nelle orecchie. Faccio in modo che la gente mi insulti e posso constatare la mia indifferenza a tutto ciò.

Ma ci sono anche le parole profonde.

Sofia mi ha scritto: “Sono belli sulla stoffa i fiori o le lettere E m e r y e vicino S o f i a. E' bello il borgo nobile quando ci sei tu e il museo non è noioso. il convento è meno buio se ti ricordo. Le tue facce sono buffe. 
Sofia”
Quando rileggo queste parole, gli occhi si riempiono di lacrime. queste parole devo dimenticarle, perché adesso nessuno me le scriverà parole simili e perché il ricordo che portano è un peso troppo grosso da portare. Allora ricomincio il mio esercizio in un altro modo, mi metto davanti allo specchio e dico: "Sono belli sulla stoffa i fiori o le lettere E m e r y e vicino S o f i a. E' bello il borgo nobile quando ci sei tu. il convento è meno buio se ti ricordo...." A forza di ripeterle, le parole a poco a poco perdono il loro significato e il dolore che portano si attenua.

Ispirazione


22.01.2014 Ispirazione

"Tu appartieni al sangue..."
Mi sento di correggere quest'affermazione in:
Tu appartieni al caos.
Stai esagerando Emery Cullen.
Finalmente.

Fuori Controllo


14.1.2014. Fuori Controllo

  Ho paura. Più sinceramente e onestamente del solito. Vivere   non è costruire, ma creare. Dopo tutta la passione che ho finto per le donne di questa città, dopo i ti amo abbandonati senza trasporto, una linea nera mi ha spaccato in due e ha segnato come punto di non ritorno colui che si finge debole da colui che è debole per davvero. Ed entrambi, sono io.
Dahlia è cambiata, un'ombra è entrata in lei, io, che come su desiderio di Lady C. volevo farle del male, sono finito ad essere la vittima, mi ha violentato, lei, una lurida puttana, è andata contro la mia volontà, contro ogni mia richiesta, mi è sempre bastato un mezzo sussurro, uno sguardo per farle fare quello che volevo, è il suo lavoro, certo, lo ha sempre fatto. E adesso... impotente io resto, non sono riuscito nemmeno a scansarla, a picchiarla, a ucciderla come avrebbe forse meritato.
Non è lei, è ciò che sta dentro di lei.E dentro di lei c'è anche il mio bambino, forse è per lui che non ho reagito o... Non voglio pensarci, troppe parole, troppi colori ossessionanti e umanamente distorti, le ho ancora nella testa quelle grida, quegli occhi di fiamma.
"Tu appartieni al sangue"
A tutto questo reagisco con la stupidità impreparata di chi si è messo col diavolo e adesso ha paura del fuoco. Uno spirito affaccendato che scorre l'ampio mondo può deridermi in un modo simile? Perché? cosa significa? Che sono miserabilmente umano? inutile e inservibile... o che il mio destino è il sangue, mio o altrui? la fine certa e prossima. Ogni giorno ho bisogno di più aiuto e ogni giorno è più spontaneo fingere e non chiederlo, finirò per credere di essere io stesso il mio demone e l'ombra assoluta dell'oscurità.

Un uomo già morto


2.11.2013 Un uomo già morto
Tutto così in fretta, ma non poteva che fatalmente acadere adesso.
In questo periodo instabile in cui sono più scombussolato del solito.
Ma per certi versi è ancora presto o tardi ormai.
Ho cominciato a provare curiosità per Mrs Weaton dalla sera in cui è stata colta da allucinazioni al borgo, SE di allucinazioni si è trattato... ma non ho mai riposto speranze in lei, è sempre sembrata così inavvicinabile... e invece ora.
Ma andiamo con ordine, credo che qualcosa sia ulteriormente cambiato la sera della festa al Messiah, alcuni uomini mi hanno addocchiato, volevano farsi un giro su di me, dicevano, e sono presto passati alle mani, sfiorandomi l'interno coscia e il pene attraverso i vestiti, se non mi fossi trovato li in pubblico probabilmente li avrei anche lasciati fare tanto il mio istinto è pericolosamente malato e desideroso di sperimentazioni. Ma in un occasione pubblica del genere mi sono lasciato andare a quella porta socchiusa, quel lato oscuro che filtra come aria invisibile non te ne accorgi e stai strangolando un uomo quasi fino alla morte.
Mrs Weaton mi ha fermato e mi ha portato via... e... c'era anche un altro tipo, un signore vestito di nero, mi sono sentito vulnerabile e impotente al suo cospetto, è una fortuna che la vedova Weaton mi abbia trascinato via, non oso immaginare come tutto sarebbe proseguito, era come se potesse leggermi dentro e mi stava clamorosamente svergognando davanti a tutti... Sono a rischio, più a rischio di quanto mai possa ardire sottovalutare, ogni mio passo rischia di essere falso ed è ancora dannatamente presto, sono strano e straniero per le persone, devo tenere un basso profilo.
Sono un uomo già morto per il futuro, ma forse, tutti lo sono.
In questo momento provo un'attrazione sessuale invereconda per la vedova Weaton... non c'è nulla di strano, provo pensieri sessuali o malsani (o entrambi) praticamente per tutto ciò che esiste, la cosa strana è che lei sembra ricambiare... e proprio me. L'ho baciata, ho baciato l'inbaciabile, carezzato l'incarezzabile, confessato a lei l'inconfessabile, ma pur con un certo pudore. Sono schiavo delle mie pulsioni, e solo ora capisco quanto tutto ciò possa danneggiare i contrasti e le verità dentro di me.
Ho paura. Ho dannatamente paura. Qualcuno mi salvi.

Occhi


30.10.2013 Occhi

Occhi di smeraldo sei tu, donna perduta, foulard giallo, perversione nei miei pensieri, ti ho avuta, presa, ancora prima baciata, ti ho umiliata, degradata e servizievole al mio tocco mi hai esaudito. I miei graffi non sei stata in grado di respingerli, la tua pelle torturata e il mio godimento, il sudore che imperla gli orli del tuo fiore notturno e urina.
Eppure, è solo una minima parte, un frammento di ciò che realmente ti farei, e guardandoti negli occhi sento che in effetti... lo sai.
Dici sempre che non sono le persone a farti paura, quindi non dovrei temere il tuo allontanamento, eppure questo presentimento ombra che ci divide mi sembra andare oltre il tuo indecoroso mestiere, la tua sublime arte.
Mi hai regalato la tua antica "A" di Adultera, la tengo vicino al cuore la notte, in tasca gli altri giorni, ma quando esco di casa la nascondo acuratamente nella scarpa sinistra, accarezza la cicatrice sotto la pianta del mio piede e nessuno li potrà mai trovarla, stoffa rossa come il peccato, l'ho strusciata su tutto il mio corpo, e sulla mia virilità. Pensare che una parte così oscura del tuo passato mi ecciti al punto da... Non è meraviglioso? Mi hai stregato e al tempo stesso è come se da un momento all'altro questo maleficio suadente potesse riversarsi sopra di te. Contro di te.
Una dalia insanguinata, che diventa nera e marcia, occhi smeraldo che vorrei strappare per averli anch'essi posati sul mio cuore, in tasca o nascosti in una scarpa.
Non è che fantasia. Io sono buono.

Il Club Puntocroce


19.9.2013 Il Club Puntocroce

Il Club del Puntocroce di questa città è come uno specchio, puoi andare a rimirare la tua immagine, a farti bello, curare il tuo aspetto riversandoti negli occhi di chi ti guarda e giudica e... ogni altra cosa che possa risultare esteriore, è uno strumento fantastico per chi arriva a comprenderlo.
Queste sono le parole pronunciate attentamente e sottovoce che mi sono uscite spontaneamente dalle labbra lungo la strada del ritorno ieri notte. O qualcosa del genere.
Vista di sfuggita in poche occasioni, finalmente ieri ho avuto modo di chiacchierare per qualche momento da solo con Mrs Weaton, dopo averne sentito parlare dagli altri, ora posso cominciare a farmene un'idea mia.
Tra un convenevole accennato, qualche giudizio sui miei conterranei scozzesi e qualche altra dichiarazione di aperta e pura devozione ha infilato qua e la piccole insidie, questo almeno mi sono sembrate, difficoltà stese ai piedi degli animi sensibili così che possano inciampare e dar qualcosa da dire in giro. Devo ammettere che adoro questo tipo di difficoltà, sono il tipo di sforzi che mi permettono di far emergere la parte di me che adoro far conoscere agli altri, l'insicurezza, la prudenza, l'imaturità... e nel mentre, alle loro spalle, operare tutt'altro.

A Laddington



Emery Cullen
...Il bambino uscì di casa per giocare
nell'oltrepassare la soglia della porta di casa
gli si causò come un riflesso
il male era nato, era nato e seguiva il bambino...

10.8.2013 A Laddington
La stanza è come tante altre, ma l'aria ha qualcosa di più confortevole del passato. Mi sento stanco e spossato, mi sento vuoto, ma continuo a ripetermi che è soltanto indecente accidia e svogliatezza e che devo combatterla, è presto e ogni cosa ha il suo tempo. C'è disordine nel pane, e nell'acqua, ogni manina tesa in questa nuova città l'andrò a cogliere, sono nutrimento del mondo, mi sento pieno di tutto, trabocco di tutto, di acqua, suoni e colori, eppure così vuoto... Ho incontrato volti scuri e cupi, indifferenti e due donne, dalla diversa cortesia.

Faye è così strana, così sorridente, solo le baldracche che ho incontrato in passato erano sorridenti come lei, non mi sembrava il caso, non penso sia una donna di malo costume...
Solo col pensiero, ma è vero ho peccato, è colpa di Faye, so che è colpa sua, una parte di me lo crede, non dovrei indurmi in simili pensieri... Aspetterò, il tempo sarà caritatevole e la sua lanterna mi mostrerà la via.
Ho conosciuto anche Sybilla, è una maestra, il mattino è pieno di promesse, come questa cittadina, opportunità... Dice che i forestieri in passato hanno portato fastidio e causato danni. Era un avvertimento? Sono io il solito colpevole paranoico che si sente sempre sottoaccusa? forse è così, ma farò di tutto per dimostrarmi integro e buono.
Perché dove arriva il bene, ci sarà sempre il posto anche per il suo acceso complementare.
Sei dolore mio signore, per non dispiacermi più, sei meravigliosa catastrofe, per la mia adorazione oggi e per quella dei giorni a venire. Tuo, Emery.